L’email evergreen, altro che social. Indispensabile ma da dipendenza

Oltre tre miliardi di account attivi a fronte del miliardo e novecentomila di utenti di internet. Centocinque messaggi inviati e ricevuti al giorno in media a persona. L’email è sempre più strumento indispensabile della vita privata e lavorativa. E nel 2015 si supereranno i 4 miliardi di indirizzi.

Come il rock, come i libri: l’hanno data per morta centinaia di volte. Solo voci, chiacchiere. L’avanzata dell’email non conosce soste. Una marcia che giorno dopo giorno fa segnare nuovi numeri, nuovi record, nuove prospettive di sviluppo. E chissà se Ray Tomlinson, che nel 1972 installò su ARPANET il primo servizio di web-mail, aveva previsto un successo simile. Sta di fatto che i numeri mentono molto raramente: oltre tre miliardi di account mail nel 2011, con una media di 105 messaggi scambiati al giorno per ogni indirizzo. Secondo le previsioni, nel 2015 gli indirizzi di posta elettronica saranno oltre 4 miliardi e i messaggi giornalieri 125. E se Facebook e Twitter saranno un giorno solo un lontano ricordo, nessuno potrà più fare a meno della propria mail.

I dati sono contenuti in “Email Statistics Report, 2011-2015”, uno studio del Radicati Group che delinea le linee guida dello sviluppo dei servizi di web-mail. Con alcune sorprese. Occidente uber alles? Neanche per sogno. Nel 2011 il maggior numero di indirizzi sono stati localizzati in Asia e nei paesi del Pacifico. Paesi che mettono insieme il 49% degli account totali. Segue l’Europa con il 22% e il Nord America con il quattordici. Gli utenti privati sono il 75%. Per il resto si tratta di account aziendali. Nel report non manca una fenomenologia della “posta in arrivo”. Sui 105 messaggi che in media riceviamo ogni giorno, il 19% sono spam. E gran parte si riferisce a notifiche ricevute dai social network.
Proprio lo sviluppo dei social network sta diventando un volano per la moltiplicazione degli account. Spesso si preferisce utilizzare un indirizzo diverso da quello che si usa di solito. Per avere una raffigurazione plastica del fenomeno, basta comparare il numero di account – tre miliardi e centoquattromila – con gli utenti di internet nel mondo che si fermano a un miliardo e novecentomila. Poi un dato generazionale: l’uso delle mail sembra interessare in maggioranza un’utenza “old”, non ancora del tutto immersa nel flusso comunicativo generato dai social network. I cui utenti spesso utilizzano i servizi di messagistica dei vari Twitter e Facebook anche per rispondere a una mail ricevuta.

E questi dati hanno rivitalizzato, in rete ovviamente, una discussione antica. Ovvero: se e quanto l’utilizzo compulsivo delle mail può aumentare lo stress da lavoro. Smarthphone e Tablet consentono, infatti, di controllare in ogni istante la posta ricevuta. E spesso si tratta di messaggi relativi al proprio lavoro. L’effetto è che si lavora senza soluzione di continuità, che non si “stacca” mai. In questo senso, le ultime analisi sono contenute in “A Pace Not Dictated by Electrons: An Empirical Study of Work Without Email”, un report preparato dall’Università di Berkley e dall’esercito americano.
Lo studio, contiene anche indicazioni pratiche per sottrarsi al dominio della mail. “La nostra scoperta dimostra che ci può essere un altro modo per utilizzare i servizi messi a disposizione dalla posta elettronica”, ha spiegato Gloria Mark, professore di informatica che studia gli effetti delle email sul posto di lavoro sin dal 2004. Quello che si consiglia, è un “dosaggio di mail”. Niente di più che la cara, vecchia, organizzazione del lavoro: spedire e inviare solo una o due volte al giorno. Poi uscire dall’account e fare altro.

E se alla fine non si tratta che di buon senso, i problemi nascono con l’astinenza: dopo poco, si è osservato, chi non dispone più della possibilità di controllare la posta inizia a chiedere in giro. E, in genere, la motivazione è che si aspetta “un importante comunicazione di lavoro”. Insomma, non ne usciremo mai

[fonte repubblica.it]


Questo post è stato inserito
venerdì 21 settembre, 2012 alle 16:44 e appartiene alla categoria Comunicazione, Internet, Tecnologia.
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