E-commerce e marketing online… c’è chi ne diventa dipendente

La storia di Elena che perde il lavoro e compra online scarpe per 1.500 euro. Gli esperti: «Attenzione ai sintomi»

Non bastava la dipendenza da slot machine. Non bastavano i supermercati con i prodotti disposti ad arte per invogliarci a consumare. La trappola ora si nasconde anche sul web, dove le strategie di marketing aggressivo mirano a manipolare l’utente affinché clicchi e compri.Dal bombardamento e-mail del compratore indeciso, fino ai sistemi più subdoli e a vere proprie truffe, il rischio è quello di fare acquisti anche quando non se ne ha la minima intenzione. Così alla manipolazione delle menti nel mondo reale, fatta di cartelloni, spot televisivi e product placement, ci si mette pure il bombardamento virtuale ad alimentare il nostro consumismo sfrenato.

E chissà cosa ne avrebbe detto Freud.  Altro che Anna O (una delle pazienti più importanti del padre della psicanalisi). Elena 32 anni, precaria, rimane a casa dopo la scadenza del contratto. Passa la sua giornata su internet a cercare lavoro o a farsi venire in mente un modo per guadagnare qualcosa. Tre, quattro ore al giorno. Trascorrono le settimane e il suo tempo di permanenza in rete aumenta. Il mondo virtuale diventa l’unico mondo possibile. Elena perde il contatto con la realtà. Si annoia ed è depressa. Invece di uscire a fare una passeggiata, inizia a guardare un sito di e-commerce. La sua passione sono le scarpe. Ne compra un paio. «Mi devo tirare su», pensa. «E se poi ho un colloquio di lavoro mi possono tornare utili». Sul sito trova altri banner, su ogni pagina che visita trova ads sull’ultimo modello di Jimmy Choo in super sconto o sulle nuove svendite di scarpe griffate.  Elena non se ne rende conto ma in quindici giorni acquista 20 paia di scarpe che le arriveranno a casa un mese dopo. Intanto diventa sempre più aggressiva, si isola e quando il suo compagno preoccupato di fronte all’estratto conto della carta di credito le chiede una spiegazione lei continua a ripetere: «Non ho sprecato soldi. Sono tutte delle occasioni». Di fronte ai 1.500 euro spesi nega di essersi fatta prendere la mano.  Né Elena né il suo compagno sanno che lei è vittima di una campagna di marketing aggressiva. Un trucco che in questo caso fa leva su una persona già fragile e con problemi economici. E il tutto sarebbe iniziato anche se Elena non avesse comprato il primo paio di scarpe. Perché queste strategie sono per lo più rivolte agli indecisi, quelli che magari rientrano sul sito più volte prima di perfezionare l’acquisto.

Insomma, un tempo erano le televendite e i venditori telefonici a convincerci a comprare anche ciò di cui non hai bisogno. Ora bastano i banner e gli ads. Con un rischio in più: «La rete ci porta a pensare meno alle conseguenze delle nostre azioni. Tutto è sublimato, rarefatto. Vale per lo shopping ma anche per il bullismo», spiega lo psicologo Luca Mazzucchelli. Ma non solo. A veicolare pubblicità ora ci si mettono anche i social network e i social game. Si pensi a giochi popolarissimi come Candy Crush o Ruzzle o ai siti per vedere film e serie tv in streaming. Sono gratuiti ma ogni pochi secondi si aprono pop up pubblicitari. “Per avere una vita in omaggio, guarda questo video”. E tu il video lo guardi anche se non sei minimamente interessato. Altro giro, altro regalo su Facebook, dove il futuro è il social commerce. Ma anche senza aspettare il futuro, già ora la colonna destra del social network è uno spazio pubblicitario neanche troppo nascosto.  A guardare i numeri viene da pensare che in Italia l’arretratezza digitale serva quantomeno a metterci al riparo dal marketing aggressivo. Nel nostro paese infatti solo il 20% della popolazione compra sul web. Ma non si illudano gli ultraconservatori. Gli investimenti pubblicitari su internet in Italia cresceranno nel 2013 del 10% e arriveranno a toccare nel 2015 un valore di 2 miliardi di euro. Insomma lo spazio di crescita resta enorme. Basti pensare che in Italia vengono viste 57,2 miliardi di pagine internet ogni anno contro le 91,2 miliardi del Regno Unito, le 111 della Francia, le 127 miliardi della Germania. Nel resto d’Europa, però, gli investimenti sul web sono più “pesanti”. In Gran Bretagna si spendono 119 euro l’anno per ogni utente attivo, in Germania 76 euro, in Francia 46 euro. L’Italia è ancora ferma a 38 euro.

[articolo di Marta Serafini per corriere.it]


Questo post è stato inserito
martedì 26 marzo, 2013 alle 10:52 e appartiene alla categoria Internet, Marketing, Seo & Sem, Social Networks.

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