Facebook perde utenti. Colpa (anche) di Path?

Sei milioni di visitatori in meno in un mese negli Usa, 1,5 in Gran Bretagna. Mentre il nuovo, fatto da un ex Fb, avanza

Mentre Mark Zuckerberg sta preparando il debutto estivo dei video pubblicitari su Facebook, il prezzo per acquistare lo spazio si aggirerebbe intorno al milione di euro, la sua creatura comincia però a dare i primi segni di cedimento. Interrogando la piattaforma di statistiche Socialbakers, si scopre un calo dell’affezione relativo all’ultimo mese: negli Stati Uniti, dove tutto ha avuto origine, il social network ha perso sei milioni di visitatori. La tendenza coinvolge anche il Regno Unito, un milione e mezzo di visitatori in meno. Si tratta dei Paesi che per primi hanno cavalcato l’onda e in cui si sta evidentemente raggiungendo il punto di saturazione. L’Italia è ancora nel pieno del delirio da tag e Like con una crescita dell’1,5%. «Negli Usa e nel Regno Unito la maggior parte di chi voleva iscriversi a Facebook lo ha già fatto. Sta subentrando il fattore noia, adesso le persone vogliono provare qualcosa di nuovo», ha confermato al Guardian l’esperto di nuovi media Ian Maude. Zuckerberg è consapevole del rischio e, oltre a concentrarsi in maniera ossessiva sul mobile, si è già assicurato una delle alternative più apprezzate e in crescita: l’applicazione Instagram, acquistata lo scorso aprile, che ha di recente festeggiato il raggiungimento di quota 100 milioni di utenti.

L’uomo da due milioni di dollari all’anno, però, nulla può contro Path, altra app che si sta imponendo fra gli amanti della condivisione. Fondata nel 2010 proprio da un ex Facebook, David Morin, sta rastrellando un milione di utenti a settimana e ha da poco superato quota 9 milioni. Come? Ribaltando il concetto che sta alla base del social network blu: la condivisione di pensieri, foto e informazioni su quello che si sta ascoltando e leggendo o sul posto in cui ci si trova devono essere riservate a una cerchia ristretta di amici. Centocinquanta per la precisione, non uno di più. Lo spunto, sicuramente interessante ma non particolarmente rivoluzionario, è accompagnato da un design intuitivo e gradevole e dall’integrazione con gli altri social network. Quindi, se da un lato Morin prova a fornire un’alternativa alla condivisione tradizionale dall’altro ci permette di riversare gli aggiornamenti pubblicati su Path anche su Facebook, Twitter, Foursquare e Tumblr. E si è anche tolto lo sfizio di anticipare il suo ex Ceo dando la possibilità di effettuare ricerche fra gli aggiornamenti, quello che a breve potremo fare anche con Graph Search. Aggiunta a inizio anno, la novità ha aumentato il traffico su Path del 50%.

Anche dal punto di vista del modello di business Morin è stato più aggressivo di Zuckerberg: l’applicazione offre una serie di servizi a pagamento, come l’utilizzo dei filtri per le foto o l’inserimento nei messaggi degli adesivi virtuali dei Peanuts, e non è schiava degli inserzionisti pubblicitari. Disponibile per Android e iOs, Path sta prendendo piede soprattuto nei mercati acerbi: in Venezuela, paese in cui Facebook ha visto una crescita del traffico del 2,5%, ha conquistato 500mila utenti in un solo fine settimana. La vera svolta potrebbe avvenire nei prossimi mesi, quando smartwatch  e occhiali intelligenti invaderanno gli scaffali fisici e virtuali dei negozi. Zuckerberg è ancora impegnato a far fruttare l’applicazione per smartphone, mentre Morin ha già sviluppato la soluzione che salirà a bordo dei Google Glass ed è pronto a giocare la nuova partita mobile con un ruolo da protagonista.

[articolo di Martina Pennisi per corriere.it]

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