Privacy Internet: giro di vite anche per le PMI

Le nuove norme privacy in Italia ed Europa condizioneranno le PMI sul Web, soprattutto in ambito pubblicitario: le limitazioni in arrivo e i timori delle aziende.

In questi giorni tesi in ambito Privacy, faremmo bene a ricordare che la questione sta per impattare anche sulle aziende. Nell’immediato, su quelle che lavorano con la pubblicità online. C’è un certo livello di attenzione da parte nostra, anche se siamo fiduciosi che il Garante ascolti le istanze dell’Industria”, ha spiegato Simone Zanette, presidente di IAB (Internet Advertising Bureau).

In estate o poco dopo, infatti, è previsto il provvedimento del Garante sui cookie completando il recepimento di una direttiva europea, il provvedimento dovrà indicare il modo in cui i siti Internet dovranno chiedere il consenso e informare l’utente sull’uso dei cookie (“opt in”). Aziende e operatori del mercato pubblicitario online hanno lanciato l’allarme da tempo, temendo l’arrivo di norme che rendano la navigazione una gara ad ostacoli. Tanto più che in Italia già abbiamo un record negativo per il numero di utenti internet e l’Online Advertising è meno sviluppato che altrove.

In alcuni Paesi, come il Regno Unito, è stato già introdotto l’obbligo di consenso informato per i cookie, recependo la direttiva”, dice Giovanni Maria Riccio, avvocato esperto di questi temi e autore di un recente studio a riguardo. “Quando l’utente entra su un sito, gli appare un pop up e deve cliccare su Ok per accettare. Ma uno studio dell’inglese Ico rivela che questi sistemi incidono pesantemente sul mercato pubblicitario”, continua. “Il Garante dovrà cercare di trovare un equilibrio tra permettere un consenso informato e non danneggiare le aziende. Un’idea è mostrare una finestrella informativa che l’utente può chiudere senza bisogno di cliccare su Ok”, aggiunge Riccio.

Nel 2014 sarà poi la volta del regolamento europeo che aggiornerà completamente le norme di quest’ambito, per ora ferme al 1995. Le aziende tengono il fiato sospeso. Il timore è che le nuove regole, italiane ed europee, siano troppo stringenti, portando nuovi oneri per loro e ostacolando il business su Internet: le notizie degli ultimi giorni potrebbero favorire questo orientamento da parte delle autorità. Da una parte, lo scandalo americano delle intercettazioni; dall’altra, la relazione annuale del Garante Privacy che lancia l’allarme sui nuovi pericoli che arrivano dal Web.

I timori principali delle aziende sono legate alla disposizione (presente nella proposta di regolamento) che impone un consenso espresso per tutti i trattamenti dei dati personali. Il regolamento esclude espressamente forme di consenso tacito o passivo. Desta preoccupazione anche l’articolo 31 (Notificazione di violazioni all’autorità di controllo) della proposta di Regolamento: l’obbligo di notifica delle violazioni dei dati personali presenta diversi punti complessi”.

Innanzi tutto – continua Riccio –  il lasso temporale di 24 ore appare troppo breve, soprattutto in caso di esternalizzazione di servizi (si pensi, ad esempio, all’attività di telemarketing, gestita non dalla compagnia telefonica, ma da tele-seller e altri operatori esterni). Analitiche sono anche le informazioni da fornire (il numero degli interessati) e non sono chiare le eventuali sanzioni in caso di segnalazioni incomplete”.

Molto probabilmente la Commissione Europea attenderà il prossimo mandato (semestre greco) che inizierà a febbraio 2014 prima di riprendere in considerazione l’argomento”, ipotizza Zanette. Fino ad allora, attenzione. Si spera che il bisogno di tutelare la privacy degli utenti non arrivi a danneggiare un ecosistema che porta crescita e innovazione. A vantaggio di tutti, utenti compresi.

[fonte pmi.it]

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