Italia sconnessa, ma qualcosa si muove

Tra gli obiettivi mancati dell’Europa c’è sicuramente il programma lanciato a Lisbona nel 2010, con l’obiettivo di fare dell’area, entro il 2010, l’”economia della conoscenza più avanzata del mondo”. Obiettivo mancato come continente, salvo qualche eccezione nordica, con punte particolarmente arretrate come l’Italia.

Il ritardo del nostro Paese, salvo qualche piccolo progresso, viene confermato dal rapporto di Telecom Italia “Italia connessa”: una ricerca che, considerando i numeri e le percentuali, dovrebbe esser rititolata “Italia sconnessa”. Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’Agenda digitale, dice il rapporto, qualcosa comincia a muoversi nelle infrastrutture, mentre nei servizi restiamo nel vagone di coda del Vecchio Continente.

Il punto di partenza è, inevitabilmente, quel misero 53% della popolazione che usa regolarmente Internet contro il 70% della media europea e l’obiettivo Ue del 75% al 2015. Non solo. Il 37% degli italiani non ha mai usato il web, meno del 20% utilizza l’egovernment, mentre Bruxelles si propone di arrivare al 50% entro due anni.

Quadro sconfortante anche quello delle imprese, visto che solo il 4% pratica l’ecommerce contro una media Ur del 15% e un obiettivo del 33%. Quanto alle infrastrutture di rete fissa, se è vero che l’Adsl copre il 98% del Paese, nelle reti di nuova generazione siamo addirittura all’ultimo posto con il 14% di copertura delle famiglie.

Speriamo sia mantenibile e fondata la promessa dell’amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano, quando dichiara che “non è impresa impossibile superare il 50% delle unita’ immobiliari coperte con la fibra nei prossimi tre anni”. Impossibile forse no, difficile sicuramente sì.

Non ha torto, l’attuale numero uno dell’operatore storico, quando dichiara a Carmine Fotina del Sole 24 Ore che “oggi la connettività a 20 mega è disponibile per il 70% della popolazione ma solo il 12% ha attivato un servizio Adsl ad alta velocità, malgrado i prezzi siano in fase discendente”. Non c’è dubbio infatti che in Italia esista un serio problema sia di offerta che si domanda di nuovi servizi digitali.

Lo Stato, che dovrebbe dare l’esempio con la Pubblica amministrazione online, si muove poco. Di switch off digitale per ora si parla soltanto. Le Regioni vanno ognuna per conto proprio. Il compito di Francesco Caio – nominato regista dell’Agenda digitale in collaborazione con Agostino Ragosa, direttore dell’Agenzia digitale – sarà importante e gravoso.

[articolo di Edoardo Segantini per corriere.it]

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