Cosa NON è il web marketing!

Chi si trova oggi a dover pen­sare al mar­ke­ting digi­tale, valu­tando magari di partecipare a un corso, ha davanti uno sce­na­rio di “guru in com­presse” la cui peg­gior virtù è spesso quella di essere “social… qual­cosa” senza un minimo di visione di quello che accade la fuori. Chi ha vis­suto il primo web successivo la bolla di inizio anni 2000, quello dei motori di ricerca e del con­tent mar­ke­ting a tutte key­word che aveva pro­ba­bil­mente meno stru­menti e tec­ni­che a disposizione, ma aveva più campo d’azione verso il cliente, sa che invece oggi è tutto un rin­cor­rere, un ras­si­cu­rare qual­cuno che quello che ha sen­tito da qual­che parte in realtà non è del tutto vero.

Quindi per fare un po’ di chiarezza, cosa non è il web marketing?

  1. Prima di tutto non è un’arte divi­na­to­ria. La misu­ra­bi­lità – quasi totale – del mezzo digi­tale per­mette di identificare i costi di un’azione; con un bud­get ridotto e quantificato, è pos­si­bile fare con­si­de­ra­zioni e pre­vi­sioni pre­ziose e con­crete. L’idea di pro­vare ci sta, l’idea di andare a naso, no.
  2. Non è solo Social Media Mar­ke­ting. Ce lo stiamo ripe­tendo ormai da un po’: la Face­book stra­tegy è inte­res­sante ma SUI SOCIAL SAREBBE BENE FARE PIU’ ASCOLTO CHE BROADCASTING, inte­ra­zione più che show a suon di ele­menti gra­fici. Il web mar­ke­ting è view e lead, quindi è tutto som­mato un grande foglio excel, da far girare nel lungo periodo.
  3. Non è un ere­mita. Deve convivere (e condividere) la stra­te­gia azien­dale, oltreché conoscere esattamente il piano di mar­ke­ting. Ere­dita le sue linee guida e alle stesse risponde per definire se gli obiet­tivi sono o meno rag­giunti. È pia­ni­fi­cato e pia­ni­fi­ca­bile… da valutare poi il fatto che nes­suno lo pia­ni­fi­chi mai.
  4. Non è un costo. Il mar­ke­ting digi­tale deve essere una fonte di ricavi nel suo com­plesso, dopo aver ammor­tiz­zato i costi fissi e deve dare ampio respiro nel medio periodo a tutto il pro­getto. Non tutti gli ele­menti del mar­ke­ting digi­tale sono fonte di ricavo. Bravo è chi rie­sce a gene­rare pro­fitti solo dal canale Face­book, ad esem­pio. La somma inte­grata dell’utilizzo di que­sti stru­menti però, deve dare nel tempo un risul­tato posi­tivo. Un risul­tato che, è bene ricor­darlo, è sem­pre split­ta­bile in ter­mini di brand aware­ness e lead generation.
  5. Non è un fine. Nes­suno fa web mar­ke­ting per­ché gli piace scri­vere su un blog tre volte la set­ti­mana, così come un’azienda non lo farebbe, se non fosse con­vinta che alcune cose stanno cam­biando! E stanno cam­biando non nell’accezione bana­lotta di inve­sti­menti su altri media che si spo­stano sul web, ma nel senso che oggi una cam­pa­gna digi­tale inte­grata non può non com­pren­dere leve che un tempo veni­vano con­si­de­rate resi­duali e di bassa serie
  6. Il web mar­ke­ting non è sem­pre uguale, per almeno due motivi. Il primo, è che è pos­si­bile rag­giun­gere lo stesso risul­tato per­cor­rendo strade diverse, banal­mente Twit­ter e Face­book potreb­bero “ospi­tare” lo stesso utente, che l’azienda potrebbe ingag­giare nell’una o nell’altra piat­ta­forma. O magari su entrambe con un remar­ke­ting spinto. Il secondo motivo è legato alla dif­fe­renza tra grandi aziende e pic­cole e medie imprese; è tutto molto diverso, anche il “come si fa” e “chi è bravo a farlo”.

La vera qua­lità (ed il modo per rico­no­scere il bravo con­su­lente) nel web mar­ke­ting è quella di saper rico­no­scere i pro­pri limiti, avendo l’umiltà di con­si­gliare anche altri referenti per specifici interventi. Infine, importantissimo, il web marketing è un gioco di squa­dra.

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