Esodo da Facebook verso Ello, il social a inviti

Nel regno del tutto gratis, il prodotto sono gli utenti. Facebook e Google, ma non solo, hanno reso questo concetto accettabile e irrinunciabile nel corso degli anni. Per avere una casella di posta elettronica, e tutta la macchina sottostante che consente gli scambi, o per poter condividere foto, tag e posizione con i propri amici e avere uno spaccato in tempo reale di quello che sta accadendo nella nostra cerchia concediamo più o meno consapevolmente dati personali e sui nostri gusti o preferenze di ogni tipo a beneficio degli investitori pubblicitari, che rimpinguano a loro volta le casse delle Web company.

Piaccia o no è così, e il “laccio” continua a stringersi. Facebook, ad esempio, ha introdotto gli annunci mirati in base ai nostri Like sulla piattaforma in giugno e adesso fa il salto definitivo anche fuori dai suoi confini con Atlas. Acquistata da Microsoft lo scorso anno, dà agli inserzionisti la possibilità di comunicare prodotti e servizi in tutta la Rete e a cavallo di tutti i dispositivi, quelli mobili compresi, godendo delle informazioni raccolte tramite Facebook sui (suoi) 1,3 miliardi di utenti. Un marchio interessato, ad esempio, a intercettare ragazze tra i 20 e i 25 che vivono a Roma e non perdono una puntata di X Factor ha in Atlas l’alleato perfetto. E gode anche delle successive analisi sull’efficacia delle loro campagne. Un (sempre più grande) Grande fratello a cui, come fa notare Re/Code, chi ha un profilo Facebook si deve per forza di cose essere già abituato. L’alternativa è il silenzio social. O, gridano a gran voce gli aspiranti concorrenti di Zuck, la condivisione su portali più rispettosi della privacy dell’utente.

Sulla bocca di tutti nelle ultime settimane c’è Ello. Accessibile solo su invito e ancora in versione beta, è arrivato a stimolare la curiosità di più di 30mila utenti all’ora che hanno inoltrato via mail la richiesta per provarlo. In realtà il modo più rapido per entrare è farsi invitare da chi è già iscritto. Su eBay c’è chi ha addirittura messo in vendita, per pochi dollari, i 5 accessi di cui ognuno è in possesso. Parliamoci chiaro: per ora si tratta di un concorrente di Facebook solo a furor di media e tra qualche settimana potremmo esserci anche dimenticati della sua esistenza. Rimane e rimarrà interessante, però, come si sta proponendo. Come i fondatori di Whatsapp, che sappiamo poi essersi trovati piuttosto bene sull’altra sponda, definisce la pubblicità “un insulto all’intelligenza” dell’utente e propone un ambiente privo di annunci e strumenti per tracciare dati e spostamenti degli utenti. Le uniche informazioni raccolte in modo anonimo sono quelle relative al luogo e lingua degli iscritti, al dispositivo utilizzato, all’indirizzo Ip e al tempo trascorso sul portale. Non verranno vendute agli inserzionisti, ma se Ello dovesse acquistare altre società verranno condivise con loro. Un particolare non trascurabile se si pensa ad acquisizioni come quella sopracitata di Whatsapp da parte di Facebook.

Per iscriversi non è necessario confermare la propria identità con il numero di telefono, è sufficiente un indirizzo di posta elettronica (sì, poi lo usano) e un nome anche di fantasia. Aspetto, questo, che ha incoraggiato l’adesione della comunità Lgbt, in aperta polemica con Facebook per l’impossibilità da parte delle drag queen di usare i loro nomi d’arte per aprire un profilo. Accolta a braccia aperte da Ello – “Non devi usare il tuo vero nome per essere su Ello. Noi incoraggiamo le persone a essere chi vogliono essere” – ha contribuito ad affollare il battesimo dello stesso. Tornando alle novità del social network, se ci si vuole cancellare basta un click e l’account, e con esso le informazioni associate, sparisce. Menlo Park invece ci tiene sotto scacco due settimane per darci la possibilità di cambiare idea.

Ce n’è anche per Mountain View: attraverso le impostazioni si può bloccare Google Analytics, così da chiudere la porta in faccia al monitoraggio di BigG mentre si sta navigando nel social network. Nulla, invece, Ello può se accediamo attraverso il browser Chrome o uno smartphone Android. Nascondersi da Google per molti è un falso problema ma, come ci ha raccontato il fondatore di Jolla Stefano Mosconi, il numero di chi cerca escamotage tecnologici per provarci è in crescita. Certo è che chi si propone come Ello dovrà poi trovare un modo alternativo per sostenere la sua attività. Nel caso specifico si tratterà di funzioni aggiuntive a pagamento delle quali ancora non è stata precisata la natura. I sette fondatori, fra i quali figura il genitore di Budnitz Bicycles Paul Budnitz, dormono in realtà sonni abbastanza tranquilli sugli allori dei 435mila dollari messi sul piatto dal venture capital FreshTracks Capital. La presenza di un investitore, che non viene menzionata sul portale, ha causato le prime alzate di sopracciglio: non si parla di un sostegno a fondo perduto, come accade per il crowdfunding, ma di un soggetto che pretenderà di far quadrare i conti e di crescere. Il quesito “come?” diventa in questo caso un po’ più prepotente. I sette assicurano comunque di avere in mano tra “l’82 e 84% della società”. “Possiamo fare quello che vogliamo”, aggiungono scrollandosi di dosso le polemiche.

Tolte quelle e archiviati i buoni propositi non resta che avventurarsi nel portale già abbastanza popolato: uno dei fondatori, @lucian, arriva a 15mila follower. Con un design minimale e curato, Ello strizza l’occhio sia a Facebook, con amici e home (che diventa noise), e a Twitter con la chiocciola prima del nome e il concetto di follow e following, seguire ed essere seguiti, senza introdurre niente di particolarmente nuovo. Non ci sono i Like o le stelline ma, in compenso, sotto a ogni aggiornamento viene mostrato il numero di persone che lo ha visualizzato. Le applicazioni per Android e iOs sono in lavorazione, mentre il (bel) sito mobile inciampa tra una pagina e l’altra. Vale la pena iscriversi? Per curiosità e soprattutto se si hanno belle foto da condividere sì. Darà fastidio a Facebook? È prestissimo per dirlo, ma si può azzardare un “no” abbastanza deciso senza timore di venire smentiti dal corso degli eventi.

[Articolo di Martina Pennisi per Corriere.it]

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