Il MobileGeddon di Google

Il giorno del giudizio. L’apocalisse mobile. Il Mobilegeddon, come è già stato ribattezzato in Rete.

Da martedì 21 aprile, Google ha aggiornato in tutto il mondo il suo algoritmo di ricerca su mobile dando la priorità ai siti ottimizzati per smartphone e tablet. Questo vuol dire che un portale ben indicizzato e tradizionalmente posizionato in testa ai risultati potrebbe scivolare di numerose posizioni nelle ricerche se non risulta facilmente fruibile su piccoli schermi. Si tratta di una novità non da poco per tutte le realtà che si affidano a Google per attirare visitatori e, soprattutto, potenziali acquirenti di prodotti e servizi venduti online. Da parte sua il colosso californiano altro non sta facendo che adeguarsi alla crescita del traffico mobile, pari circa al 60% del totale.

Per i siti eternamente impegnati nella scalata dell’algoritmo, testi troppo piccoli, link non accessibili e proporzioni sballate a fronte di accessi da diversi dispositivi potrebbero tramutarsi in un crollo degli accessi. Come se, per fare un paragone con il mondo offline, la strada in cui si trova un negozio venisse chiusa da un momento all’altro. O meglio, due mesi dopo la richiesta del Comune di adeguare il punto vendita alle nuove regole della città. Google ha infatti comunicato l’imminente novità lo scorso febbraio.

Ci siamo messi subito al lavoro e abbiamo rifatto interamente il sito”, dichiara al Corriere della Sera Virginia Scirè, fondatrice di Allegri Briganti, portale per la vendita di abbigliamento per bambini che da piattaforme mobili vede partire il 30% delle richieste di acquisto. Luca Carbonelli, direttore marketing di Caffè Carbonelli, non era a conoscenza della scadenza del 21 aprile ma da anni “è presente online con una versione del sito ottimizzata per il mobile. Abbiamo prevenuto la richiesta, con più della metà delle visite che arriva già da smartphone e tablet”. Secondo uno studio realizzato la scorsa settimana dalla società di mobile marketing Somo il Mobilegeddon è comunque un problema da non sottovalutare e in grado di mietere illustri vittime, come il sito di Ryanair o quello di Windows Phone, risultati non ancora pronti. Qui si può verificare se il proprio sito è allineato […]

Non solo le aziende, ma anche gli utenti sono stati coinvolti dalle piccole forzature imposte per spingere un servizio con la notorietà di un altro.Il caso più eclatante è quello del social network Google+, che non mai riuscito a competere seriamente con Facebook nonostante il vincolo di registrazione collegato a Gmail, poi rimosso, e ai commenti a Youtube e alle applicazioni sul Play Store o alla possibilità di recensire i locali segnalati su Google Maps.

Con la diffusione della tecnologia Quic, Google mette invece il turbo al (suo) browser Chrome. Si tratta di un protocollo che velocizza la navigazione in Rete, fino al 3% nel caso del caricamento delle pagine e promettendo una flessione del 30% dei rallentamenti dei video. Non è chiaro se Google sia solo partita a bordo del suo prodotto e sia intenzionata a coinvolgere anche gli altri browser o se abbia intenzione di legare a doppia mandata i benefici di Quic a Chrome. Così facendo ribadirebbe la volontà di garantire servizi veloci e di qualità a patto che ci si muova nel suo ecosistema.

[estratto dell’articolo di Martina Pennisi per corriere.it]

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